Gamma Ray: Live Report della data di Milano

Gamma Ray: Live Report della data di Milano

Gamma Ray | Nocturnal Rites | Powerwolf |

  • Data del concerto: 03 ottobre 2005
  • Città: Milano
  • Locale: Rolling Stone

In un lunedì di inizio inverno, con una Milano intasata dal traffico causato da precipitazioni che non lasciano tregua, ci apprestiamo a raggiungere il Rolling Stone per assistere alla performance dei Gamma Ray, eroi del power metal melodico e tornati in corsa, in seguito all’uscita, il 30 di settembre, del nuovissimo album ‘Majestic’.

Come prevedibile, nonostante il tempaccio ed i problemi di traffico, all’arrivo, di fronte al Rolling Stone, sono già assiepate diverse centinaia di fan dell’ex Helloween Kai Hansen.

Verso le 19,00 I cancelli si aprono e la fiumana di metallari si riversa compatta nell’arena concerti per assistere, da lì a pochissimo, allo show della prima band di supporto prevista, i Powerwolf.

Il breve set del gruppo tedesco incuriosisce i presenti (per il momento ancora relativamente non numerosi); la band, forte del debutto targato 2005 ed intitolato ‘Return In Bloodred’, colpisce per l’approccio visivo innanzitutto, presentando i quattro musicisti in tenuta da “vampiro”, con tanto di cerone al viso; del resto le tematiche trattate dalla band capeggiata dal rumeno Attila Dorn tratta esattamente di miti, folklore e saghe horror romene.

Ad incentivare l’impatto visivo troviamo pannelli di color rosso porpora con figura diaboliche dipinte nonché due macchine che producono una forte corrente d’aria, poste proprio di fronte al chitarrista (Matthew Greywolf) ed al bassista (Charles Greywolf); i due aggeggi producono l’effetto di scompigliare I capelli ai due musicisti, facendoli sembrare due creature diaboliche tipiche di un certo tipo di letteratura horror.

A completare il quadro d’insieme abbiamo poi il corpulento Attila (che molti del pubblico hanno subito ribattezzato con caldissimi urli quali “vai Pavarotti!”), che, addobbato con mantello rosso ed abito elegante, tipico dei vampiri presenti nella letteratura di settore di più di un secolo fa, canta con uno stile operistico veramente interessante.

L’impatto dei pochi brani suonati dai nostri è soprattutto legato ad un classico metal che pesca dai Black Sabbath più hard inserendo buone dosi di power ed atmosfere lugubri.

Nel complesso i brani rendono bene dal vivo ma risentono di una monotonia di fondo che forse non farebbe rendere altrettanto il gruppo in una situazione da headliner.

Concluso il set dei Powerwolf vengono tolti dal palco i pannelli a cui si faceva riferimento ed il resto dell’oggettistica per far spazio al set dei Nocturnal Rites, che, decisamente più sobri, si concedono solo un enorme telone con il proprio monicker che campeggia alle spalle del batterista.

La band di power svedese esplode letteralmente sul palco, proponendo da subito buona parte del materiale che compone il settimo album da studio prodotto, ‘Grand Illusion’, uscito da poco sul mercato.

I Nocturnal Rites basano il proprio show proprio sui brani realizzati con il singer Jonny Lindkvist negli ultimi quattro album (a partire da ‘Afterlife’ del 2000), tranne un’eccezione.

Si inizia con ‘Fools Never Die’, opener anche dell’ultimo CD prodotto. Il pezzo colpisce a dovere con il suo ritmo cadenzato e molto hard rock style; del resto lo stile di ‘Grand Illusion’ è molto orientato, come del resto gli ultimi Nocturnal Rites, ad un metal cadenzato in cui la linea ritmica acquisisce molto spazio a discapito delle accelerazioni tipiche del power.

Nel frattempo si assiste allo show di Jonny, che, da vero pazzoide, corre avanti ed indietro sul palco, arrivando anche su uno dei due balconi laterali del Rolling Stone, per poi saltare su uno degli amplificatori presenti sullo stage. La prestazione del singer è vincente da ogni punto di vista, sia par la simpatia dimostrata (ad un certo punto si rivolge al bassista Nils e gli rivolge un “vaffanculo” in italiano a cui il bassista risponde con “bastardo”… ecco le prime parole imparate dai nostri in terra italica), sia per l’energia profusa che per l’impatto, grazie ad un vocione profondo e potente, che non arriverà a certe vette che coglieva il predecessore Anders Zackrisson, ma che senz’altro rende molto più penetrante l’impatto dei brani.

Il concerto nel frattempo prosegue con alcuni hit veramente grandiosi del recente passato come ‘Shadowland’ e un salto nel passato con ‘The Iron Force’ (cantata originariamente da Zackrisson su ‘The Sacred Talisman’).

L’energia profusa sul palco è veramente notevole (il bassista Nils Eriksson è il musicista più “tarantolato” insieme al cantante e continua a correre in lungo ed in largo sullo stage) e i nostri riescono a conquistare il pubblico, che tributa continui applausi e urli.

Si può affermare che il concerto dei Nocturnal Rites ha convinto in pieno, nonostante sia arrivato a cavallo dell’album meno interessante di tutta la discografia della band.

A questo punto è il turno delle star della serata ossia i Gamma Ray, che molti, fra il pubblico (ormai numerosissimo), definiscono i “veri Helloween”.

L’attesa per Hansen e company dura circa mezzora, periodo in cui i tecnici montano la scenografa dei nostri, stracolma di pannelli raffiguranti la copertina dell’ultimo CD ‘Majestic’, nonché scalette varie applicate al palco principale (infatti nel frattempo viene tolto il kit della batteria utilizzato dai gruppi di supporto), teli e quant’altro ancora.

Poi, ad un certo punto, nell’oscurità totale, s’intravede la sagoma di Dan Zimmermann dietro la batteria e ben presto si aprono le danze con un’inaspettata ‘Garden Of The Sinner’ (da ‘Powerplant’).

La prima triade di song scalda già alla perfezione il pubblico, che è quindi pronto per accogliere tre brani tratti dal nuovo disco; vengono quindi eseguite la power-speedy ‘Fight’, che rientra nel canoni classici dei pezzi power prodotti dai nostri; poi Hansen introduce ‘Blood Religion’, pezzo più epico e cadenzato, incentrato, come precisa il biondissimo chitarrista/cantante, sulla figura dei vampiri che fanno del sangue la loro religione. Il brano colpisce a dovere e si rivela un hit fenomenale da eseguire on stage.

La canzone ‘Condemned To Hell’, scritta da Dan Zimmerman, come precisa Hansen, viene eseguita in modo classico dal vivo, risultando un pezzo decisamente old-style e massiccio, al contrario di quanto si ascolta nella versione in studio.

Conclusa la triade di pezzi di Majestic si ritorna ai classici del gruppo con la priestiana ‘One With The World’, che ottiene l’effetto di far scatenare e cantare tutto il pubblico presente, che ormai rasenta la quasi totale saturazione del Rolling Stone.

E’ quindi il turno di un breve ma intenso assolo di batteria eseguito da Zimmerman, che dimostra per l’ennesima volta di essere un artista versatile (anche grazie al secondo gruppo del nostro, i bravissimi Freedom Call, in cui Danny compone larga parte del materiale prodotto) e ottiene il giusto tributo di applausi prima di introdurre il prossimo pezzo, ossia ‘Strangers In The Night’.

Sempre da ‘Poweplant’ viene eseguito un altro hit che dal vivo riesce sempre a combinare sfracelli, ossia ‘Heavy Metal Universe’, un vero e proprio inno ai Kings of Metal Manowar, di cui il brano rapisce molti dei tipici fraseggi compositivi.

Il risultato dell’esecuzione di un brano così mordace è un ritorno emotivo, da parte dell’audience veramente da brividi. I fan presenti cantano con Hansen il coro del pezzo a più riprese, prima spontaneamente, poi guidati dall’esperto frontman.

Ormai l’atmosfera è surriscaldata e l’esecuzione del semi-lento ‘Silence’ ci presenta il lato più intimista e profondo dei Gamma Ray.

Ben presto però si ritorna agli hit più richiesti con una serie ininterrotta di capolavori come ‘Rebellion…’, ‘Land Of The Free’, Valley Of The Kings’ e ‘Somewhere Out In The Space’.

Superata l’ora e mezza di concerto lo spettacolo giunge al termine con una platea ormai soddisfatta che viene salutata dalle note della “leggera” ma divertente ‘Send Me A Sign’.

In conclusine possiamo affermare come I Gamma Ray riescano a non tradire mai dal vivo, proponendo sempre performance sopra le righe, estremamente divertenti e sentite.

Rimane l’interrogativo circa l’estromissione dalla scaletta dei pezzi soliti degli Helloween che Hansen non fa mai mancare, ma forse quest’appunto è un’ulteriore conferma del livello qualitativo eccellente dei Gamma Ray, che non necessitano più di pezzi del passato più remoto per convincere la propria audience.

Foto di Leonardo Cammi

Altro...

Lascia un commento

Login with Facebook:
Login