Evolution Festival 2006: Live Report - Day 2

Evolution Festival 2006: Live Report – Day 2

Cradle Of Filth | Dark Tranquillity | Nile | Within Temptation | Destruction | Evolution Festival |

  • Data del concerto: 15 luglio 2006
  • Città: Toscolano Maderno (BS)
  • Locale: Campo sportivo

Dopo la bella prima giornata non si poteva che essere fiduciosi, ed infatti si comincia subito sotto migliori auspici, dato che fin dal mattino l’affluenza del pubblico si dimostra buona. Il clima è lo stesso festoso del giorno precedente con musicisti tranquillamente accessibili anche al di fuori dei meet & greet classici e molta birra a scorrere nelle vene dei presenti.

Si comincia come si era finito, ovvero con una band italica. Sono una vera sorpresa gli Arthemis, un gruppo solido ed esperto che pur sacrificato nel ruolo di opener dimostra di saper tenere il grande palco del festival con astuzia e riesce a catturare l’entusiasmo di molti dei presenti. Un bel successo per chi aveva il ruolo di comprimario. Si capitano dalle vostre parti non esitate ad andarli a vedere, ne sarete assolutamente soddisfatti.

Non altrettanto interessanti sono sembrati i francesi Nightmare, una formazione che ha ripreso l’attiva riemergendo dai buoni vecchi anni ottanta, ma che non sembra avere né la personalità né il tiro per onorare tale provenienza. L’esperienza si vede nel modo di intrattenere il pubblico e muoversi sul palco, ma onestamente non abbiamo sentito la loro mancanza al termine dello show.

Tutt’altra musica quella che si sente all’arrivo degli Eldritch. La band è da sempre una delle migliori della nostra scena, e sicuramente una delle più sottovalutate. Lo show è infatti al limite della perfezione, soprattutto se si considera la difficoltà di esibirsi in pieno giorno con un caldo insopportabile e davanti ad un pubblico limitato nella propria partecipazione dalle condizioni climatiche fiaccanti. Fanno tutto quello che devono gli Eldricth, proponendo con la giusta intensità i brani dell’ultimo periodo e qualche vecchio classico di recente rivitalizzato dalle ottime ristampe. Complimenti sinceri ragazzi, continuate così!

Secondo molti i Korpiklaani sono stati tra i migliori del secondo giorno; saliti sul palco in pompa magna hanno entusiasmato i convenuti con il loro folk metallizzato, ben rappresentato dallle note di ‘Journey Man’ ‘e Happy Little Boozer’. L’ultimo disco uscito, ‘Tales Along This Road’, viene presentato in larga parte e svolge il ruolo di principale attore confermandosi di gran lunga la miglior release della band sino ad oggi realizzata che ha come apici, fra gli altri, song come ‘Under The Sun’ e ‘Koorpiklaani’. Dal vivo il gruppo si impegna parecchio e dona momenti di spettacolo divertentissimi, come nel caso dell’esecuzione di ‘Beer Beer’, durante la quale il singer/chitarrista Jonne Jarvela getta sul pubblico diversi bicchieri colmi di birra per poi tornare al suo originalissimo microfono adornato con corna di un alce. Purtroppo i suoni non sono perfetti, ma lo show prosegue bene con fisarmonica e violino ad arricchire uno show vincente all’insegna del fun più puro.

I tedeschi Haggard si possono senza dubbio fregiare del titolo di band più particolare presente alla tre giorni bresciana. Più che un gruppo heavy metal una “piccola orchestra”, gli Haggard vantano ben tredici musicisti sul palco dell’Evolution, ma poiché l’ultimo studio album ‘Eppur Si Muove’ (basato di un concept che narra la vita di Galieo Galilei) registra una line-up a diciotto elementi, è probabile che non tutti abbiano trovato posto sullo stage. La musica degli Haggard si presenta da subito come romantica e sognante: le accelerazioni metal, scandite dal growling e dai tappeti di riff di Asis Nasseri, si mischiano a lunghi cammei di musica classica dove trovano spazio i violini, l’oboe e l’organo, ma soprattutto la voce cristallina e soave della soprano Karin, più volte omaggiata dal pubblico da lunghi applausi. E in effetti viene da chiedersi se una band simile non possa trovare un’ambientazione più consona in un piccolo teatro di periferia piuttosto che nel chiassoso contesto di un festival di musica metal, ma gli Haggard interpretano alla perfezione le emozioni dei convenuti alla kermesse bresciana, donando loro gemme di metal operistico quali ‘All’Inizio E’ La Morte’ (basata sulla vita e le opere di Giordano Bruno), la più compatta ‘Awaking The Centuries’ e naturalmente la suite ‘Eppur Si Muove’, dove i nostri studiano un sentito tributo al pubblico locale. Il refrain della song è infatti in lingua italiana (un’altra prerogativa degli Haggard è proprio quella di utilizzare più idiomi per la stesura della liriche) e la strofa conclusiva viene così modificata: “…e dal suo braccio nasce il disegno delle volte celesti, è l’inizio dei tempi e cambierà il mondo…Italia! Campioni del mondo!” E nel mentre la deliziosa Karin sventola una bandiera tricolore tra le ovazioni degli astanti. Uno show carico di emozioni, speriamo di poter rivedere presto gli Haggard in un contesto più ampio.

Meno sentita e più fredda sarà invece la performance successiva, quella dei norvegesi Tristania. La band, reduce dallo split con il vocalist Kjetil Ingebrethsen, vede ora nella graziosa Vibeke Stene la vera trascinatrice, coadiuvata dal singer Osten Bergoy per le parti di voce maschile pulita mentre il growl è diviso tra gli altri componenti. Il risultato finale è quello di un gothic al momento più indirizzato verso la melodia e per quanto poco “mainstream”, i brani appaiono meno sostenuti rispetto al passato recente. Come dicevamo, la band svolge il suo compito con indubbia professionalità, offrendoci ottime song tra cui la celebre ‘Angina’ (tratta da ‘Beyond The Veil’ – 1998 – l’album considerato l’opera omnia della band) e ‘Evenfall’, ma lo spettacolo è seguito con interesse solo da una ristretta cerchia di fan assiepati lungo le prime file, complice forse una proposta tanto “eterea” che troverebbe una migliore collocazione nelle ore notturne e in generale quello che sembra essere l’atteggiamento della band di svolgere il proprio compito con mestiere senza offrire nulla di più.

Si recupera intensità grazie all’arrivo dei Destruction. La band di Scmhier è ormai un appuntamento fisso nel nostro paese, ma se dobbiamo muovere una piccola critica al mitico gruppo tedesco, dobbiamo dire che dopo avere assistito ad un buon numero delle loro esibizioni si comincia ad avvertire la necessità di qualcosa di nuovo. Ovvio che la formazione a tre e l’obbligo di inserire i classici che la gente vuole sentire limitino di molto di possibilità di variazioni, ma appare fin troppo evidente che i Destruction siano una band collaudata per suonare show in serie. Detto questo, non ci resta che sottolineare come il gruppo sia la solita macchina da riff ultra-precisa e che i brani nuovi sostituiscono degnamente e in continuità quelli riposti nel cassetto. Tutto come nelle aspettative quindi, con l’apice personale durante l’esecuzione della mostruosa ‘Curse Of The Gods’, un riff immortale riesce a donare ancora la stessa emozione provata da ragazzi.

Tocca ora a quei brutaloni inappuntabili chiamati Nile. A parte la considerazione inevitabile che la loro musica sia quanto di più difficile da assimilare in sede live (cosa che si legge molto bene sui volti perplessi dei non-superfan del gruppo), resta innegabile che la proposta ultra-compressa e tecnicissima portata avanti sia qualcosa di unico e inavvicinabile. Nessuno suona come loro, nessuno è tanto cupo ed epicheggiante, quasi il loro suono provenisse realmente da quegli abissi abominevoli che raccontano nelle loro canzoni. Quando ‘Black Seeds Of Venegancge’ arriva chiudere lo show, tutto intorno si respira per un momento solo aria di morte e paura. Se non è credibilità questa…

Ormai adottati dal nostro paese come idoli incontrastati i Dark Tranquillity arrivano ad esibirsi in un clima assolutamente festante e caloroso. E questo nonostante qualche difficoltà evidente da parte Stanne e uno spettacolo che per scaletta e approccio non si discosta di molto da quanto fatto vedere nelle ultime esibizioni tenute dalle nostre parti. Molti gli episodi estratti dall’ultimo periodo, con ‘My Negation’ e ‘Lost to Apathy’ a far da punte di diamante dell’ultimo ‘Character’. Non mancano i brani più classici, con una nota di merito alla sempre fantastica ‘Punish My Heaven’ e alla coinvolgente ‘Therein’ (purtroppo parzialmente frenata nell’espolosività del coro da uno Stanne non proprio in grande forma oggi). Da sottolineare in ultimo che la band ha presentato anche una nuova traccia che sarà compresa nel nuovo album attualmente in preparazione. Sentiremo… Il sole cocente che ha accompagnato il pomeriggio dell’Evolution Festival lascia spazio ad una sera fresca e stellata, resa ancora più suggestiva dal paesaggio lacustre della provincia bresciana. E’ lo scenario ideale per assistere alla performance dei Within Temptation, gothic band olandese guidata dalla front-woman Sharon Den Adel, a giudizio di chi scrive una della voci più belle offerte dall’attuale panorama di metal melodico. Il palco viene ornato con statue di angeli e teli che suggeriscono al meglio l’atmosfera romantica di cui la band si farà presto foriera, e tra gli astanti si rende subito palpabile una forte attesa. I nostri irrompono sul palco guidati da Sharon, che subito si rende protagonista del set in forza di una performance vocale sentita e carica di interpretazione, che ci accompagnerà per una buona ora e mezza, durante la quale il combo di Utrecht darà lustro ai suoi successi, tra cui ‘Memories’, la splendida ‘Mother Earth’ e ‘Symphony In Blue’, cover di Kate Bush. Il gothic metal dei Within Temptation flirta più volte con la darkwave contemporanea e con sprazzi di fruibilità ai limiti del pop (sui brani più recenti si avverte l’aura dei Depeche Mode…), ma gli olandesi non scadono mai nell’easy listening, grazie alla versatilità di Sharon e ai tappeti di riff penetranti e sfaccettati tessuti dagli axe-men Robert Westerholt e Ruud Jolie. La band lascia il palco tra gli applausi degli astanti, mostrandosi ancora una volta uno degli act più rappresentativi di un genere di sempre più larga fruizione.

Poco prima che abbia inizio lo show dei Cradle Of Filth, headliners nella seconda giornata dell’Evolution, notiamo come un buon numero di giovanissime dark ladies guadagni la prima fila chiamando i proprio idoli a gran voce. Qualcuna grida: “Dani ti amo!”, qualcun’altra scoppia a piangere ancor prima che il concerto abbia inizio. Gli atteggiamenti da spocchiosa rockstar di un sempre più pingue e stempiato Dani Filth fanno il resto, rendendo palese come le differenze tra una gothic metal band dalla fama planetaria e l’ultima new sensation in ambito pop si stiano assottigliando. Ma andiamo con ordine. I vampiri di Albione arrivano sul palco con atteggiamento sicuro e una certa carica, i brani, che andranno ad esplorare pressoché tutta la discografia della band, saranno eseguiti in modo impeccabile. L’unica macchia, ahinoi, è proprio rappresentata dal burbero Dani, che non solo soffre di cali di voce, ma infila un paio di stecche da manuale. I fan della band però non sembrano accorgersene, e accettano di buon grado anche il fatto che Mr. Filth li apostrofi più volte come una “…manica di sacchi dell’immondizia, volete fare casino o no? E lo chiamate gridare questo?” oppure “…andate a quel paese voi e la vostra fottuta Coppa del Mondo”, prendendosela poi con fare risibile con quella fascia di pubblico (la maggioranza!) che decide di non seguire lo show. Come dicevamo, i brani eseguiti (citiamo le ottime ‘Nocturnal Supremacy’, ‘The Forest Whispers My Name’, ‘From The Cradle To Enslave’ e ‘Cruelty And The Beast’) sono resi con professionalità dalla band (arricchita dall’ingresso definitivo nella line-up della corista Sarah Jezebel Deva e dalla session member Rosie Smith alle tastiere), trascinata però da un front-man che appare svogliato e con l’unica preoccupazione di terminare lo show il prima possibile. Piacevoli da ascoltare e giustamente apprezzati da un pubblico adolescente, ma cos’altro possiamo aspettarci dai Cradle Of Filth?

E con le bizze in stile Monty Python del permaloso Dani, termina la seconda giornata dell’Evolution Festival. Appuntamento a domani!

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