Eric Sardinas – The Cyborgs – J.C. Cinel: Live Report della data di Cortemaggiore (PC)

Eric Sardinas – The Cyborgs – J.C. Cinel: Live Report della data di Cortemaggiore (PC)

Eric Sardinas | The Cyborgs | J.C.Cinel |

  • Data del concerto: 27 aprile 2012
  • Città: Cortemaggiore (PC)
  • Locale: Fillmore

Sono passati pochi mesi dall’ultima volta in cui Eric Sardinas and Big Motor hanno calcato le assi di un palco italiano, ma l’interesse per il chitarrista più stravagante a sud del Mississippi non cala, specie se è accompagnato da un album valido come “Stick And Stones”. Sardinas mancava dal Fillmore di Cortemaggiore da quattro anni, e anche per questo i fan piacentini avvolgono di un’ondata di calore entusiastico lui, la sua band e i due, altrettanto validi, gruppi di apertura.

Per J.C. Cinel si gioca praticamente in casa. L’ex voce dei Wicked Minds e della Jimi Barbiani Band incanta con il suo hard blues al sapore internazionale, con una performance incentrata sul suo disco solista, “The Light Of A New Sun”. Da esso vengono eseguiti brani come “Living On A Highway”, “Nashville Nights” e “White Soldier”, in un’atmosfera fatta da luci chiare e da una band a due chitarre solida e coesa.

Le luci si abbassano, l’atmosfera cambia completamente, comincia l’esibizione ancora più insolita di tante altre. Sui The Cyborgs e sul loro rock blues si possono dire molte cose, tranne che non sanno quello che fanno. La loro unione fra una musica travolgente, fresca e originale e un look completamente fuori da ogni schema, rende Cyborg 0 e Cyborg 1 due esseri impossibili da inquadrare in qualcosa di conosciuto, e anche se il loro ingresso sul palco è salutato da chi non li conosce già da un attonito silenzio, bastano poche note perché il pubblico segua e apprezzi la band, discesa dal palco e duetti strumentali compresi.

Eric Sardinas fa il suo ingresso ufficiale in scena in un modo che gli è congeniale: sul palco da solo, senza microfono, pestando il tacco degli stivali sul pavimento di legno del Fillmore per segnare la ritmica. Canta, poi viene raggiunto dai due Big Motor, Chris Fraizure alla batteria e Levell Price al basso, con cui si avventura in un percorso che passa dall’ultimo album e torna indietro ai tempi di “Devil’s Train” e “Treat Me Right”. Sono escluse quasi del tutto le cover, a parte un paio di melodie del Profondo Sud americano, cantate a loro volta avvalendosi solo della chitarra, senza microfono. Per quasi un’ora e mezza Sardinas incanta con il suo stile particolarissimo di interagire con i suoi strumenti, la sua band e il suo pubblico. I cori ripetuti durante “Down The Whisky”, la grinta con cui esegue brani come “It’s Nothing New”, “County Line” e “Road To Ruin” contraddistinguono l’eccellenza della situazione. Certo, sono passati gli anni in cui Sardinas apriva per Steve Vai e faceva lo slide usando il collo di una bottiglia di birra, ma il gran finale, la scia di benzina sul palco e la chitarra che viene data alle fiamme (sempre per pochi secondi, le fiamme  si spengono subito e la chitarra aggiunge una tacca in più nella sua scia annerita della cassa, anche perché Sardinas nel fare questo giochetto si è procurato una brutta ustione alcuni anni fa), non manca mai. Tutto questo dimostra come sia possibile fare un grande spettacolo  senza bisogno di scenografie, costruire un muro di suono compatto avendo alle spalle solo una sezione ritmica, potersi permettere di tornare in Italia due volte nel giro di sei mesi, costruendo uno show mai uguale ai precedenti.

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