La sensazione di essere di fronte a qualcosa di unico si ha ancora prima di entrare. Una lunga (e, non c’è neanche bisogno di dirlo, ordinatissima) fila di fan si snoda nel freddo dicembrino di una Londra di periferia, molte face da stoner incalliti, tutte in attesa di un evento preannunciato da mesi, ovvero l’ultimo e definitivo show dei Cathedral.
La serata inizia presto, e c’è tempo per ascoltare un po’ di tutto. Aprono i Gentleman’s Pistols, con un onnipresente Bill Steer alla chitarra, e lasciano un’impressione positiva per il loro stoner rock coerente con lo stile degli anni ’70. I Cressida sono invece la sorpresa dell’ultimo momento. Chiamati per sostituire i Coma, la band propone un progressive psichedelico estremamente gradevole e lineare. La band fu attiva solo fra il 1968 e i primi anni ’70, ed è rimasta un nome di nicchia, nonostante il valore dimostrato anche nella rinata formazione. Già, perchè lo show all’HMV Forum era il secondo dopo la recentissima renuion dei Cressida, ed il primo show era stato proprio la sera prima, sempre a Londra. E’ poi il turno dei Grand Magus, con i quali l’atnmosfera si appesantisce sensibilmente e devia verso sonorità più moderne. Bastano una treninta di minuti a JB Christoffersson e compagni per accentuare il senso di claustrofobica attesa che sta ormai pervadendo tutti i presenti.
A posteriori, verrà da chiedersi perché Lee Dorrian e compagni abbiano preso questa decisione, visto che lo show ha una sua intensità, contorta e malata, certo, ma perfetta, e nessuno sul palco sembra dare il minimo segno di cedimento o di disaffezione per la propria attività. Anzi, l’esibizione è una di quelle che coinvolgono più sensi e richiederebbero un’attenzione potenziata per non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio. Poco prima che i Cathedral inizino il loro concerto, i due maxischermi posti ai lati del palco si animano e mostrano un’ininterrotta sequenza di film horror di serie Z, alcuni tendenti al comico (come uno, chiaramente giapponese, dove il cattivo è un robot che ha il potere di moltiplicarsi e di sparare raggi paralizzanti che sono evidentemente disegnati a mano), altri veramente disturbanti, con cuori estirpati, atti di cannibalismo, uomini bruciati vivi, ragazze marchiate a fuoco e poi costrette a indossare una maschera irta di chiodi, e così via. Tra questo e la colorazione psichedelica dello sfondo, Lee Dorrian ha un look semplicissimo e lascia da parte discorsi retorici, rimpianti e commemorazioni. in questo modo si lascia ampio spazio alla musica, che spazia da brani più recenti fino a quei mattoni che mandano in brodo di giuggiole ogni doom fan che si rispetti. L’atmosfera è cupa, opprimente, ma al tempo stesso magica; si ha davvero l’impressione di essere al centro di una specie di universo parallelo. Forse il senso di questa serata è proprio che una band è migliore quando sa trovare il momento giusto per uscire di scena, e sa farlo con dignità, proprio come hanno dimostrato di saper fare i Cathedral.
Grand Magus
Wolf’s Return
Kingslayer
Like The Oar Strikes The Water
Hammer of The North
I, The Jury
The Shadow Knows
Iron Will
Cathedral
Vampire Sun
Stained Glass Horizon
Voodoo Fire
Midnight Mountain
North Berwick Witch Trials
Funeral of Dreams
Cosmic Funeral
The Carnival Bizarre
Ebony Tears
Melancholy Emperor
Autumn Twilight
Corpsecycle
Ride










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