Autore: Stefano Protti

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Asg – Recensione: Survive Sunrise

Va dato atto alla Relapse di aver saputo formare e sostenere una scuderia di artisti (Mastodon, Red Fang, Windhand) capaci coniugare efficientemente appeal commerciale e qualità sonora senza perdere credibilità. Gli ASG sono alla loro seconda avventura major, dopo lungo ed utile apprendistato in studio (quattro album con...

Haunted – Recensione: Dayburner

C’è  fermento (ma brulicare sarebbe probabilmente il termine più adatto, in questo caso) nella scena doom italiana, dopo la recente conferma dei Messa.  “Dayburner“, seconda prova dei catanesi Haunted (dopo il debutto omonimo del 2016 per Twin Earth Records e qualche brano sparso tra singoli e compilation), esala sin...

Mortiis – Recensione: Perfectly Defect

In campo musicale sono molto diffidente; mi avvicino con circospezione ai dischi suonati per beneficenza, a quelli registrati “per divertirsi tra amici” e, soprattutto,  a quelli offerti gratis. Ci hanno provato Trent Reznor con “The Slip”, Moby con i The Void Pacific Choir e, prima ancora, gli Smashing...

Tannoiser – Recensione: Alamut

Una citazione, forse una profezia, prima si arrende ad un incedere da dinosauro, ed infine si inabissa in un limaccioso refrain doom. Così inizia “Alamut” (la fortezza iraniana degli Hashashin), l’EP dei bresciani Tannoiser, in attività sin dal 2015 ma solo ora debuttanti su disco. “Baba Vanga” è...

Nibiru – Recensione: Netrayoni

Ne “L’ombra venuta dal tempo”, uno dei racconti più inafferrabili di Lovecraft, un professore di economia si trova a dover ricostruire i cinque anni di amnesia di cui è stato vittima sulla base di suggestioni ed immagini frammentarie. La verità emerge solo dopo estenuanti pagine di narrazione ipnotica,...

Voices – Recensione: Frightened

Sarà pur vero che che nothing comes easy, ma qui si esagera. L’impressione iniziale, ascoltando il terzo disco dei Voices (a ben 4 anni dall’ultimo “London“, e dopo la recente reunion degli Akercocke), è di sgradevolezza ricercata con cura e conservata gelosamente, che, nello sfumare, lascia un retrogusto...

Death Alley – Recensione: Suberbia

Da quando un paio di anni fa, all’Hellfest, i Death Alley mi salvarono da un intero set dei Fallujah, provo per questi olandesi un profondo affetto. Difficile infatti dimenticare l’energia sconcertante sprigionata durante un concerto mattutino, ed il sorriso dei musicisti, raggianti come se non esistesse al mondo...

Black Moth – Recensione: Anatomical Venus

Gli inglesi Black Moth hanno guadagnato grandi consensi, grazie al fortunato (e promettente) “Condamned to Hope” ed alla protezione di Jim Sclavounus (Grinderman, Sonic Youth) produttore della band sin dagli esordi. Ora, a quattro anni dall’ultimo disco, la band di Leeds si presenta con un lavoro caratterizzato da...