Autore: Riccardo Manazza

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

Astaroth – Recensione: Annus Suprimus

Gli Astaroth suonano black-metal classico che più classico non si può, lo fanno dalla metà degli anni 90 e si sono guadagnati un certo seguito nell’underground più profondo. ‘Annus Suprimus’ non è nient’altro che la riedizione di materiale proveniente dai loro primi introvabili demo, rimasterizzato(?!) e arricchito dalla...

God Dethroned – Recensione: Ravenous

Questo non è un disco, è una radiografia! Nel senso che fotografa alla perfezione la scena metallica odierna. I God Dethroned possono benissimo essere presi ad esempio per descrivere la maggioranza delle band in circolazione: ottima tecnica, poca fantasia e fede assoluta nell’immobilismo stilistico. Conseguenza di ciò non...

Masquerade – Recensione: Flux

I Masquerade  sono svedesi, ma si ispirano evidentemente all’hard rock e al metal americano. Fin qui nulla di strano direte voi. Vero, il problema è che riescono ad essere più credibili della maggior parte dei gruppi americani in circolazione. Non so se la Svezia sia un isola felice,...

Thorns – Recensione: Thorns

Ci sono voluti più di dieci anni per avere tra le mani un disco dei Thorns, e a dire la verità non è che mi aspettassi più di tanto: troppo spesso queste uscite postume finiscono per essere sorpassate e poco interessanti. Bisogna però ammettere che l’accusa di anacronismo...

Amon Amarth – Recensione: The Crusher

Gli Amon Amarth fanno crossover! No, non c’entrano una pippa i Limp Bizkit. Solo che questi svedesotti ruspanti mischiano abilmente(?!) la grossolanità esagerata dell’epic metal e la monotonia del death scandinavo meno evoluto. E la cosa incredibile è che il risultato non è così scadente come si potrebbe...

Yattering – Recensione: Human’s Pain

Questa recensione più che essere un giudizio sull’album in questione serve per segnalare il lavoro di recupero effettuato dalla Season Of Mist per questo ‘Human’s Pain’ originariamente uscito solo sul territorio polacco nel 1998. Recupero comunque meritevole di essere fatto data la buona qualità dimostrata dagli Yattering: brutal-death...