Autore: Riccardo Manazza

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

Obituary – Recensione: Obituary

La buona notizia è che finalmente gli Obituary sono tornati ad avere un suono di qualità, bello potente, soprattutto per ciò che concerne la batteria, in linea con quanto sarebbe lecito attendersi da una band di prima fascia (così non è stato per gran parte delle ultime uscite)....

Wolfheart – Recensione: Tyhjyys

Ancora una volta i finlandesi Wolfheart ci consegnano quello che può essere definito un lavoro composto in gran parte da una innegabile banalità, anche se ben proposta sotto tutti i punti di vista. È un po’ la solita faccenda del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Se infatti...

Striker – Recensione: Striker

I canadesi Striker viaggiano a ritmo da catena di montaggio. O da band anni ottanta, se preferite. È passato infatti a malapena un anno dall’uscita di “Stand In The Fire” che il gruppo pubblica questo nuovo, omonimo, album. Come prevedibile lo stile non di discosta molto dal suo...

Havok – Recensione: Conformicide

Il successo di una band come gli Havok dimostra come in tempi di magra sia più facile accontentarsi. Lungi da noi liquidare i nostri come una band di poca qualità; allo stesso tempo, cercandosi loro un improbabile paragone con la scena thrash più classica si sono tirati in...

Sanctuary – Recensione: Inception

In un’epoca come la nostra, in cui molti nel metal vivono più della grandezza del loro passato che dalla qualità del momento, i Sanctuary fanno la mossa definitiva: pubblicano un disco di pezzi vecchi, registrati nel lontano 1986, ma remixati e remasterizzati con le tecniche contemporanee. “Inception” è...

Immolation – Recensione: Atonement

Secondo Metal Archives al mondo ci sono 20,738 band death metal attive. Un numero mica da ridere, soprattutto se pensate che si tratta di un genere che sostanzialmente è ascoltato solo nell’underground. Una premessa che serve solo a sottolineare come una band del valore degli Immolation rappresenti la...