Autore: Giovanni Barbo

Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

White Widdow – Recensione: Victory

Con assoluta coerenza e la consueta qualità, prosegue il viaggio degli australiani White Widdow a cavallo tra pomp rock e AOR di stampo ottantiano, imperniato sulle sonorità e sulle atmosfere vintage create dalle tastiere magnetiche di Xavier Millis. Il fratello e cantante Jules Mills è altrettanto importante nell’economia della band...

Dan Reed Network – Recensione: Origins

Con “Origins”, esattamente come il titolo suggerisce, la Dan Reed Network torna alle radici: alcuni classici della band, a partire da “Ritual” con il caratteristico marchio funk della band, unito ad un uso dei cori caldo e suggestivo, vengono reinterpretati – nelle note che accompagnano l’album si usa...

Nordic Union – Recensione: Second Coming

Secondo atteso album per i Nordic Union: dopo l’eccellente esordio del 2016 Ronnie Atkins, frontman dei Pretty Maids, e Erik Martensson (Eclipse, W.E.T.) che suona tutti gli strumenti, assieme a Magnus Ulfstedt alla batteria confermano di saper scrivere ed interpretare alla grande brani melodic hard rock colorati di...

Ace Frehley – Recensione: Spaceman

Scanzonato e autoironico, Ace Frehley firma con “Spaceman” un album che rappresenta fin dalla copertina decisamente vintage un ritorno alle radici (sempre che il chitarrista se ne fosse mai allontanato davvero), assolutamente coerente con la discografia sua e dei Kiss. Brani immediati, senza fronzoli, dritti al punto, con quell’attitudine...

Steve Perry – Recensione: Traces

Basta il nome in copertina per suscitare enorme curiosità: uno dei più grandi interpreti dell’AOR nel suo primo lavoro in studio da solista da 24 anni a questa parte. Tanto è il tempo trascorso da “For The Love Of Strange Medicine”, 22 invece gli anni passati da “Trial...

Creye – Recensione: Creye

Un’immagine di copertina che richiama significativamente quella dell’esordio dei Prophet, il debutto dei più che promettenti Creye presenta coerentemente un sound all’incrocio tra AOR e pomp rock, imperniato sulle celestiali tastiere di Joel Rönning, cui il fondatore e chitarrista Andreas Gullstrand (già con i Grand Slam) aggiunge una spruzzata...

Atlas – Recensione: In Pursuit Of Memory

Interessante debutto quello degli Atlas, che arrivano dal nord dell’Inghilterra. La proposta musicale incrocia in maniera a tratti acerba ma sicuramente originale l’immediatezza dell’AOR con divagazioni dal sapore prog metal. Per capirci, sembra di ritrovarsi a metà anni ’90, con il proliferare di emuli dei Dream Theater, alcuni...

Treat – Recensione: Tunguska

Dopo i capolavori “Coup De Grace” e “Ghost Of Graceland”, le aspettative per il nuovo album in studio dei Treat erano decisamente elevate. Il loro ritorno sulle scene dopo i fasti degli anni Ottanta è stato, infatti, tra i più efficaci in termini di qualità delle nuove composizioni...